Il Natale è sicuramente una delle feste più belle nel nostro calendario: un importante appuntamento religioso e un momento dell’anno incredibilmente magico. Riempiamo la casa di addobbi, prepariamo piatti tradizionali e ci dedichiamo a tutta una serie di ritualità che ormai sono entrate a far parte della nostra cultura. La simbologia natalizia è ricchissima e senza di essa il Natale non ci sembrerebbe tale. Ma ne conosciamo il significato? Spesso no. Il rosso, ad esempio, è l’incontrastato colore del Natale, quello che meglio si sposa con l’oro. Ma non è solo un fattore estetico: il motivo per cui lo utilizziamo è che rappresenta la vita e insieme all’oro il Sole che rinasce dopo il solstizio, trionfando sul freddo e sull’oscurità. Il vischio, invece, per le sue virtù magiche, era considerata una pianta divina e miracolosa e solo ai sacerdoti, utilizzando esclusivamente un falcetto d’oro, era permesso raccoglierlo. Oggi è simbolo di buon augurio e pace, che protegge perché incarna lo spirito vitale. Pochi sanno che le palline con cui decoriamo gli alberi di Natale, non sono semplicemente un ornamento, ma rievocano le risate di Gesù Bambino. La storia racconta di un giocoliere povero a tal punto da non avere niente da portare in regalo a Gesù. Deciso comunque a far visita al bambino, al cospetto di Gesù l’uomo fece ciò che meglio sapeva fare: il giocoliere e con il suo spettacolo fece ridere Gesù Bambino. Lo scambio di regali, poi, ha una tradizione che risale addirittura all’epoca romana quando il primo giorno dell’anno al re veniva offerto in dono un ramoscello raccolto nel bosco della dea Strenna. Un rito benaugurale, che in seguito si diffuse anche tra la popolazione e successivamente i rami furono sostituiti da oggetti. Con il Natale, però lo scambio di doni ha acquistato un significato diverso: il regalo simboleggia il dono che Dio ha fatto all’umanità: suo figlio. Parlando di tradizioni culinarie, invece, nelle lunghe abbuffate natalizie siamo abituati a mangiare torrone, panettone, castagne e fichi, ma raramente ci fermiamo a riflettere sul perché li portiamo in tavola. I torroni e in generale tutti i dolci fatti con le mandorle, si pensava favorissero la nascita della prole e la fecondità della terra. Sono simbolo di buona fortuna, ma anche auspicio di ricchezza, come l’uvetta del panettone che richiama l’immagine delle monete d’oro. Sempre in tema gastronomico l’anguilla e il capitone sono cibi natalizi di antichissima tradizione: venivano consumati già durante gli antichi Saturnali, feste romane in onore al dio Saturno, che iniziavano il 17 fino al 25 dicembre. L’anguilla che scivolava senza sforzo nella gola, allontanava le malattie e propiziava una vita lunga, perchè in richiamo al serpente che si morde la coda, era simbolo dell’anno e dell’eternità. Ma questa non è l’unica ragione per cui è sulle nostre tavole e in molte ricette tradizionali: nella stagione invernale tocca al Sole passare nella strettoia dell’anno, la porta del solstizio, quindi lo si incoraggiava cibandosi ritualmente d’anguilla, l’animale primordiale che emerge dalle acque cosmiche come messaggero del Sole.
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